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Torino esoterica: un viaggio tra magia bianca e magia nera

Torino esoterica: un viaggio tra magia bianca e magia nera

Si parla spesso della bellezza del capoluogo piemontese e dell’eccellenza dei prodotti del territorio che lo circonda, ma non tutti sanno che Torino è anche una città piena di magia e di leggende.

Quando il buio inghiotte Torino, la città mostra il suo volto più misterioso: le piazze e i palazzi, così opulenti e sfarzosi di giorno, si tingono di toni malinconici; i particolari che passano inosservati appiattiti dalla luce del sole e confusi nel rumore della quotidianità, si fanno notare nel silenzio, nella nebbia leggera che pervade le vie, e nella luce soffusa dei portoni e delle finestre accese.


Credits Federica Giulia Sacchi


Credits Federica Giulia Sacchi

Statue, fregi e bassorilievi assumono espressioni inquietanti, semplici decorazioni floreali sui portoni si caricano di significati esoterici e quelle che potevano sembrare feritoie nei marciapiedi si rivelano per la loro vera funzione – quella di portare luce agli infernetti delle logge massoniche.


Credits Federica Giulia Sacchi
Portone decorato con simboli della Massoneria: goniometro, squadra, pergamena e compasso. Credits Federica Giulia Sacchi

Dire che Torino è una città magica non è solo un modo di dire: Torino è uno dei tre vertici che compongono l’asse della magia bianca insieme a Lione e Praga, ed è uno dei tre vertici dell’asse della magia nera insieme a Londra e San Francisco (ci ricordiamo tutti quanto fossero impegnate le sorelle Halliwell a San Francisco negli anni ‘90).
Inoltre Dario Argento, una vera auctoritas in materia di luoghi sinistri, ha dichiarato nella sua autobiografia “Torino è il luogo dove i miei incubi stanno meglio”; il capoluogo piemontese è stato il set di molti dei suoi film (Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio, Non ho sonno, e Profondo Rosso) e dopo aver fatto un giro della città di notte è facile capirne il perché.

Una bancarella di libri sull’occultismo sotto i portici di Piazza Statuto. Credits Federica Giulia Sacchi

Si dice che passeggiando sotto i portici di Piazza Statuto sia possibile avvertire strane vibrazioni. Piazza Statuto sorge nella zona ovest della città (dove il sole muore e il regno delle tenebre ha inizio), era una necropoli a cielo aperto, fu teatro di una sanguinosa battaglia agli inizi del ‘700, e nel 1983 divenne nota alle cronache per via del terribile incendio del Cinema Statuto. Al centro della piazza si erge il monumento in memoria di coloro che morirono durante i lavori di costruzione del tunnel del Frejus; nell’oscurità, il bellissimo angelo in cima al monumento che dovrebbe rappresentare l’intelligenza umana che vince sulle forze della natura appare molto somigliante a un diavolo che, con un cenno della mano, respinge gli umani che cercano di scalare la montagna. Il diavolo dà le spalle alle Alpi per arrivare con lo sguardo in Piazza Castello.

L’angelo nero in Piazza Statuto. Credits Somewhere Tours&Events

Qui, le statue dei Dioscuri (che presidiavano le ostensioni della Sacra Sindone) rispondono al suo sguardo e Polluce lo contrasta portando in fronte la stella a cinque punte capovolta, simbolo della conoscenza esoterica. I Dioscuri a cavallo sono i custodi di molti segreti: dietro il maestoso ingresso di Palazzo Reale si dice che fossero nascoste le grotte alchemiche, i leggendari laboratori in cui il metallo veniva elevato spiritualmente per diventare oro. In molti, nel corso dei secoli, si sono avventurati nei Giardini di Palazzo Reale, cercando di accedervi attraverso la Fontana del Tritone, trovando però soltanto magazzini e ghiacciaie.


La statua di Polluce in Piazza Castello. Credits Federica Giulia Sacchi

Forse il fantasma di Maria Cristina di Francia, la Madama di Torino, potrebbe dare qualche indicazione a riguardo; si dice che durante le sere di pioggia si aggiri per la piazza ricordando i tempi in cui faceva accidentalmente scivolare i suoi amanti nel Po.

Piazza Castello e Palazzo Madama. Credits Federica Giulia Sacchi

Un altro luogo ammantato di mistero è Palazzo Trucchi di Levaldigi. Giovanni Battista Trucchi conte di Levaldigi era il Ministro delle Finanze dei Savoia e costruì questo palazzo in pieno centro a Torino dopo essere entrato in possesso di una grande somma di denaro. Il palazzo rimase sprovvisto di portone per diversi mesi finché, una mattina, i passanti e i curiosi notarono un imponente portone di legno scuro finemente intarsiato con bassorilievi tutt’altro che rassicuranti: fiori appassiti, puttini tristi e, dulcis in fundo, un diavolo come batacchio, circondato da rapaci e cani infernali, dalle cui fauci strisciavano due serpenti.

 


Il Portone del Diavolo. Credits Federica Giulia Sacchi

Non sappiamo quali siano le ragioni che spinsero il Trucchi di Levaldigi a questa curiosa scelta di design, ma sappiamo che, negli anni successivi, il palazzo fu teatro di due omicidi che rimasero irrisolti. La prima vittima fu Emma Coscé, un ballerina uccisa da uno stiletto nella schiena durante una festa. La seconda vittima fu un gendarme che doveva portare una missiva a Parigi; sparì nel nulla prima di essere raggiunto dalla scorta, e venne trovato molti anni più tardi, murato dentro il palazzo con il cranio fracassato.

Palazzo Trucchi di Levaldigi divenne in seguito sede della manifattura cittadina dei tarocchi e, forse si tratta di una mera coincidenza, ma il tram passa da Via XX Settembre, proprio davanti al palazzo è il numero 15, come il numero della carta del Demonio.

Palazzo Trucchi di Levaldigi. Credits Federica Giulia Sacchi

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Cover credit: Somewhere Tours&Events

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