Close
Le maschere di Carnevale: un viaggio attraverso le tradizioni italiane

Le maschere di Carnevale: un viaggio attraverso le tradizioni italiane

Per prepararci al Carnevale, scopriamo insieme la storia delle maschere più antiche e famose

Ogni epoca ha la sua maschera: quest’ultimo decennio verrà ricordato come quello in cui Elsa di Frozen ha espanso i suoi domini arrivando puntuale a febbraio nelle case di tutti i bambini del mondo con il suo costume azzurro pieno di brillantini; negli anni ‘90 i Power Rangers regnavano incontrastati in tutte le sfilate di Carnevale, mentre i bambini degli anni ‘70 sfoggiavano fieramente travestimenti da Zorro e da Fata più o meno Turchina. Ci sono però delle maschere che attraversano i tempi e vanno oltre le mode temporanee: sono le maschere italiane della Commedia dell’Arte che non solo ritornano a ogni Carnevale, ma che fanno parte del nostro patrimonio culturale. Irriverenti e a volte malinconiche, queste maschere hanno un fascino d’antan che le rende immortali.

Scopriamo insieme la storia delle maschere italiane più antiche e famose e qualche curiosità che le riguarda.

1. Arlecchino

Per travestirsi: costume a losanghe variopinte, maschera nera di cuoio o cartone, spatola di legno (batocio), borsetta.

Arlecchino è un personaggio della Commedia dell’Arte, “sempre uguale e sempre diverso” sosteneva Strehler, uno Zanni ridicolo e facilone, così povero che si può permettere soltanto un vestito fatto con gli scarti di diversi tessuti. Nel 1572 Arlecchino calca il palcoscenico al cospetto di Caterina de’ Medici, ma è solo più tardi che l’attore Domenico Biancolelli fa evolvere il personaggio rendendolo raffinato, spiritoso e brillante: lo sgangherato costume di scampoli diventa un elegante abito a losanghe e la sua interpretazione diventa così interessante da riuscire a valicare le Alpi e arrivare in Francia. Qui Arlecchino parla un francese storpiato e maccheronico dalla vis comica irresistibile, quella che verrà definita in seguito “langue d’arlequin”. Contrariamente a quanto si pensa, le origini di questa maschera vanno cercate ben oltre Bergamo e i confini lombardi: il suo costume variopinto ricorda quello del Karaghoz, un personaggio del teatro popolare turco che è vestito a spicchi rossi gialli e verdi, mentre la mascherina nera che indossa sul volto rievoca quelle del lontano Oriente. Arlecchino è forse il personaggio più famoso e amato della Commedia dell’Arte, e le sue avventure sono state fonte di ispirazione per molti registi teatrali: tra gli altri, il grande Giorgio Strehler portò in scena nel 1947 Arlecchino Servitore di due padroni con Ferruccio Soleri come protagonista; dal Piccolo Teatro di Milano, lo spettacolo fece il giro del mondo.

2. Colombina

Per travestirsi: abito elegante con corpetto aderente e gonna a balze, crestina e grembiule.

Colombina è una “servetta” di Venezia, ma la sua personalità è tutt’altro che servile: è l’unica maschera femminile della Commedia dell’Arte, è scaltra, linguacciuta, intelligente, ed una vera maestra di intrighi poiché conosce tutti i segreti dei padroni che serve. Un po’ civetta e molto affascinante, tutti le muoiono dietro. Il personaggio di Colombina incarna la furbizia delle ancelle (un personaggio simile è già presente nella commedia plautina), compare per la prima volta sulle scene nel 1530 e il suo nome deriva dal fatto che Isabella Franchini, attrice che la interpretava, entrò in scena portando un paniere dentro il quale c’erano due colombe.

3. Pulcinella

Per travestirsi: costume bianco, berretto bianco, maschera nera con naso adunco, due gobbe.

Si attribuisce l’invenzione di Pulcinella a Silvio Fiorillo nel 1590 e il suo nome viene da “pullicino” che starebbe a indicare il naso del personaggio, adunco come il becco di un pollo. Pulcinella è il re del doppio gioco: dà una bastonata e fa un inchino, sa essere stupido e intelligente, coraggioso e vigliacco, e quando deve dire qualcosa di sconveniente, lo fa usando la pivetta, una specie di fischietto che distorce la voce così che gli insulti siano a malapena comprensibili. Da Napoli, Pulcinella ha conosciuto molto successo in Europa, tanto da aver ispirato personaggi come il Punch inglese o il Polichinelle francese. In Italia, il più celebre dei Pulcinella è stato il grande Eduardo De Filippo.

Sapete? Credo che, per questa mia inclinazione alle emozioni e per questa mia natura così tradizionalista e sognatrice, Napoli sia stata la città perfetta ad accogliere la bambina che sono stata e la persona che sono ora. Mi ha riscaldata abbastanza da sperare e sognare sempre di più. Sono satura d'amore. 🎭 ___________________________________________ #justgoshoot #vscoaward #vscogrid #liveauthentic #streetphotography #streetdreamsmag #neverstopexploring #italiainunoscatto #ig_napoli #airbnb #napoli #fantastic_earth #igpodium_mood #thecreatorclass #pulcinella #exklusive_shot #moodygrams #agameoftones #way2ill #bestindls #livefolk #ig_mood #profile_vision #main_vision #click_vision #streets_vision #wzzly_ourmoodydays #amazingtravelbeauty

A post shared by Miriam Calderano (@emthirteen) on

4. Pantalone

Per travestirsi: giacca e pantaloni rossi, zimarra nera, berretto senza falda, naso lungo, pizzetto, borsetta di cuoio.

Il ricco mercante veneziano, avaro, spilorcio, dalla parlantina ammaliante e persuasiva, è una delle maschere fisse della Commedia dell’Arte e ed è sempre presente nelle opere di Goldoni. Pantalone è il tipico signore attempato che si sente giovane e per questo ha un debole per le ragazze belle, giovani, preferibilmente serve, su cui può esercitare il suo potere. Per questi aspetti del suo carattere viene spesso legato alla maschera di libertino sbeffeggiato.

 

Rugantino

Per travestirsi: pantaloni, gilet, frac rosso, scarpe con fibbie, cappello alto.

“Roma nun fa’ la stupida stasera
damme ‘na mano a faje di’ de sì…”

Questo simpatico motivetto fa parte della cultura italiana almeno quanto la pasta al pomodoro; da nord a sud, da est a ovest, tutti l’hanno canticchiato sovrappensiero almeno una volta, ma forse non tutti sanno che si tratta della canzone che, insieme alla Ballata del Rugantino, faceva parte dell’omonima commedia musicale che andò in scena nel 1962 al Teatro Sistina di Roma con le musiche di Armando Trovajoli e uno spettacolare Nino Manfredi nei panni del protagonista Rugantino. Tradizionalmente Rugantino è un personaggio sbruffone, attaccabrighe e arrogante (rugantino viene da “ruganza”, ovvero arroganza), la caricatura del bullo romanesco che fa la voce grossa e che però finisce sempre per prenderle. La sua maschera risale alla fine del Settecento e anche se spesso ha assunto i panni del poliziotto o del brigante, nell’immaginario collettivo è diventato il simbolo delle borgate romane.

Fonti:

L. Stucchi, M. Verdone, Le maschere italiane: nell’interpretazione di Flavio Bucci, Pino Caruso, Luciano De Crescenzo, Luca De Filippo, Carla Fracci, Saverio Marconi, Enrico Montesano, Renzo Palmer, Paolo Poli, Gigi Proietti, Mariano Rigillo, Ferruccio Soleri, Carlo Verdone, Milena Vukotic; Newton Compton, Roma 1984.  Intervista con gli interpreti di Paola Dessy.

N. FanoLe maschere italiane, Il Mulino, Bologna 2001.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close