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Giappone: l’arte di Tadao Ando nell’isola di Awaji e il Castello di Himeji

Giappone: l’arte di Tadao Ando nell’isola di Awaji e il Castello di Himeji

Gianluca Pulsoni ci racconta il suo viaggio in Giappone alla scoperta dell’isola di Awaji e del Castello di Himeji.

L’estate scorsa sono stato in Giappone per poco meno di due settimane. Come tutte le persone sensibili agli stimoli visivi, sono stato impressionato da Tokyo e Kyoto, ma il Giappone non è solo queste due splendide città. C’è molto altro da ammirare. Per esempio, quando sono stato nella città di Kobe, ospite di un amico, ho avuto modo di visitare una isola vicino, Awaji-shima, attrazione che pare non essere molto turistica e che risulta essere incredibilmente affascinante.

È stato questo amico a farmi conoscere l’isola, l’ho visitata con lui e con la sua famiglia. Una volta superato in auto il ponte che collega la Prefettura di Hyōgo all’isola – un’opera impressionante – ci siamo diretti verso una delle due meraviglie del noto architetto giapponese Tadao Ando che sono presenti sul territorio: Honpukuji, il Tempio dell’Acqua. Si tratta di un luogo di culto che sembrerebbe essere legato al Buddhismo Tantrico. Appena arrivati, mi sono chiesto “Dove siamo?”: tutta natura, nessuna traccia di una costruzione.

Dopo aver superato un muro in calcestruzzo molto alto, siamo giunti a un laghetto coperto da fiori di loto come “tagliato” nel mezzo da una scalinata che portava sottoterra: il Tempio, o meglio l’interno del Tempio, si trovava lì sotto. Ancora ricordo il colore rosso di quello spazio, la forma circolare, e la luce naturale da dietro l’altare, una forza capace di illuminare la statua del Buddha in modo magico.

Dopo una pausa pranzo, e dopo alcune soste, abbiamo finito la nostra gita visitando la seconda meraviglia di Awaji firmata da Ando. Si tratta dello Yumebutai, ovvero di un complesso che oggi ospita un centro conferenze, un hotel, un piccolo anfiteatro e alcuni ristoranti, ma che rimane in sostanza un memoriale civile, costruito in ricordo del terremoto che colpì l’isola e il territorio circostante nel 1995. Sembra che inizialmente l’architetto convinse le autorità locali a comprare quel che rimaneva del territorio dove sorge il complesso (si tratta di un territorio il cui terreno fu principalmente utilizzato per lo sviluppo di Osaka e dintorni) per progettare la costruzione di un parco.

Dopo il terremoto però, Ando rivide i piani optando per la creazione di qualcosa che rimanesse come un monumento. Con questo proposito elaborò lo Hyakudanen, una specie di griglia floreale a gradoni situata dietro l’hotel. L’immagine complessiva è splendida: un letto di fiori di ogni tipo e stagionalità disposti in cento piccoli giardini quadrati su diversi livelli, una magnifica rappresentazione della possibilità di tornare a contemplare la bellezza della natura dopo il disastro.

Durante la mia permanenza a Kobe, ho fatto un altro viaggio fuori città, ma in questo caso da solo. Ho preso un treno e sono arrivato nella città di Himeji. Qui, si trova un castello fra i più antichi e belli rimasti in Giappone, assieme a quelli di Matsumoto e di Kumamoto. Inoltre, si tratta di uno dei primi siti nipponici divenuti patrimonio dell’UNESCO (1993). Se la giornata è serena, lo si vede benissimo appena si esce dalla stazione ferroviaria. Centrale, all’orizzonte, come un miraggio. Il suo colore caratteristico è il bianco, la sua presenza, imponente.

La storia della sua costruzione è complessa, attraversa i secoli e i cambiamenti epocali del Giappone, come l’abolizione del sistema feudale (avvenuta nel 1871). In tutto questo tempo, la struttura ha resistito a molte avversità, comprese quelle più recenti come i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e il terremoto del 1995.

Se lo si visita per intero, si ha la sensazione di essere dentro un labirinto a spirale che sale verso il cielo. All’esterno invece, si può ammirare un giardino incantevole. Gli appassionati di cinema avranno una sensazione di déjà vu, dal momento che il castello di Himeji è in film come Kagemusha (1980) e Ran (1985).

Pochi giorni fuori dalle grandi città del Giappone naturalmente non bastano per vedere tutto, ma bastano per intuire la presenza di una bellezza che si estende al di là del visibile, sotto e sopra di noi.

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