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L’eccellenza delle Langhe da La Ciau del Tornavento: intervista allo Chef Maurilio Garola

L’eccellenza delle Langhe da La Ciau del Tornavento: intervista allo Chef Maurilio Garola

In occasione del primo evento Musement che si terrà il 5 maggio 2017 al ristorante La Ciau del Tornavento, abbiamo intervistato Maurilio Garola, lo Chef e fondatore del ristorante.

Soffitti alti e pavimenti in legno, vista mozzafiato sui vigneti delle Langhe e sulle Alpi, piatti indimenticabili e vini d’eccellenza. Questo e molto altro è La Ciau del Tornavento, il ristorante stellato dove il 5 maggio si terrà il primo evento di Musement. Questo evento, che coincide con il rilascio della nuova e attesa annata di Barbaresco, è rivolto a persone che amano il buon cibo e il buon vino, ma anche a persone curiose che hanno voglia di fare un’esperienza esclusiva in un paesaggio unico al mondo.

Ci siamo fatti raccontare da Maurilio Garola, Chef e fondatore de La Ciau del Tornavento, la storia di questo magnifico ristorante.


Lo Chef Maurilio Garola nella sua cucina

Quando è iniziata l’avventura de La Ciau del Tornavento come chef e come titolare insieme ai tuoi soci Nadia, Cecilia e Marco?

Trent’anni fa avevo un ristorante sopra Pinerolo, La Ciau, ma da grande appassionato di vini quale sono, andavo molto spesso nelle Langhe. Un giorno, i produttori della zona, mi dissero che un appassionato di vini come me doveva assolutamente prendere un locale proprio lì, nelle Langhe; io, quasi per scherzo dissi “Va bene, se voi trovate qualcosa io ci sto”. Tre mesi dopo mi chiamarono per propormi un locale a Treiso che i proprietari si erano stancati di gestire, e io accettai. Ho deciso di chiamarlo “La Ciau del Tornavento” sia perché in piemontese “ciau” significa chiave, sia perché alla Ciau di Pinerolo sono cresciuto tantissimo, e mi piaceva ricordarlo in questa nuova esperienza; “tornavento” invece, perché il ristorante si trova sul cucuzzolo di una collina con vista panoramica sulle Langhe, e c’è sempre molto vento.
L’avventura con La Ciau del Tornavento è iniziata vent’anni fa e nel corso degli anni alcuni soci mi hanno affiancato: per prima ho conosciuto Nadia, e poi il suo compagno, Marco, che è diventato il mio braccio destro in cucina; in seguito ho conosciuto Cecilia, che è una produttrice di vini e che tre anni fa è diventata mia moglie.

 

Quando hai ottenuto la Stella Michelin?

L’ho presa nel 1996 a Pinerolo, ma appena l’ho ottenuta mi sono spostato a Treiso e perciò non l’ho mai veramente sfruttata; fortunatamente mi è stata dato quello stesso anno anche a Treiso e ora sono ventuno anni che la mantengo. È una grande soddisfazione, ma io non ho mai lavorato per la Stella, cerco solo di creare cose bellissime facendo bene il mio lavoro.

 

La Ciau del Tornavento si trova in un luogo molto particolare, ce ne vuoi parlare?

Sì, è un asilo in stile Littorio del 1931; era l’asilo del paese, io sono il terzo gestore – e anche l’ultimo, perché sono riuscito a comprare l’immobile.

 


La magnifica vista dal La Ciau del Tornavento

Chi sono i tuoi clienti e come è cambiato il turismo nelle Langhe negli ultimi dieci anni?

Un tempo nelle Langhe c’era spazio solo per i colossi della produzione vinicola, poi hanno iniziato a farsi strada produttori giovani con una nuova visione, e questo ha cambiato molto il mondo del vino. Se prima i turisti stranieri venivano al massimo dalla Svizzera, oggi – grazie anche ad altre eccellenze del territorio rinomate in tutto il mondo, come il tartufo – arrivano da ogni parte del mondo. Al mio ristorante infatti serviamo italiani, americani, asiatici e russi.
La Ciau del Tornavento è situata nel cuore della zona di produzione del Barbaresco, che è anche Patrimonio dell’Umanità Unesco; che legami hai con i produttori? Vengono a pranzo da te con i loro importatori? Ti mandano i loro clienti?

Ho un legame stupendo con i produttori della zona, vengono da me a mangiare e spesso portano anche i loro clienti: mostrano loro la mia cantina (che è una delle più belle del nord Italia ) e chiedono di provare annate di vini rari, che loro non possiedono.

La vostra cantina è pluripremiata e rappresenta un grande patrimonio per il territorio; quanto è stato difficile riunire tutte queste diversità enologiche?

È stato un grande impegno, ma l’ho fatto solo per passione. Ho iniziato a investire nel vino prima che fosse consuetudine farlo, e il tempo mi ha dato ragione: oggi la mia cantina conta più di 70.000 bottiglie, tra cui quelle dell’annata del ’90, una delle annate migliori per Barolo e Barbaresco.


La spettacolare cantina de La Ciau del Tornavento

La Ciau del Tornavento ospiterà il primo evento di Musement; cosa ti ha spinto ad accettare questa sfida e a organizzare questo evento insieme a noi?

Innanzitutto mi è stato chiesto da una persona molto simpatica, e perciò ho accettato di buon grado! Inoltre sono sempre felice di conoscere persone nuove a cui poter dare emozioni con i miei piatti: tutti possiamo mangiare bene, anche a casa nostra, perciò se andiamo al ristorante lo facciamo per provare emozioni nuove! Questo è quello che cerco di fare sempre, e che farò anche con il menu pensato per l’evento di Musement, a cui abbinerò dei grandissimi vini. Non vedo l’ora di fare questo evento e di vedere nuove persone che escono dal mio ristorante con il viso radioso! Ah, dimenticavo: maggio è anche il mio mese fortunato

Per chiedere informazioni e per prenotare l’evento di Musement del 5 maggio a La Ciau del Tornavento scrivere a wineandfood@musement.com.


Un banchetto di splendide portate a La Ciau del Tornavento

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