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(Solitario) Passaggio in India: 5 consigli per viaggiare da soli

(Solitario) Passaggio in India: 5 consigli per viaggiare da soli

Dopo molti anni di esperienza sul campo come studiosa della cultura indiana, Lucia Gentile ci racconta com’è viaggiare in India da soli e quali sono i fattori di cui tenere conto.

La prima volta che decisi di affrontare l’India da sola, mi trovavo a Mumbai con 38° di febbre. Lo sconforto del malessere si mescolava all’eccitazione dell’avventura e alla gioia di non dover sottostare ai compromessi che s’impongono nei viaggi in compagnia. Presa da queste emozioni contrastanti, decisi come meta Mandu, una citta-fortezza che si trova su un altipiano dell’India centrale. Avevo scelto questa città quasi a caso, sfogliando le pagine della Lonely Planet con l’intenzione di scoprire un gioiello nascosto. Al mio arrivo, scoprii che nel villaggio c’era un solo hotel, le cui camere ricoperte di moquette macchiata e rinfrescate da rumorosi cooler, brulicavano di formiche, ragni e scarafaggi. Ancora oggi, dopo 9 anni di viaggi andata e ritorno dall’India, il terrore di quella stanza d’albergo sparisce al confronto della meraviglia di quel villaggio dove io, unica gori (straniera), potevo girare in bicicletta tra le stradine di campagna, arrampicarmi indisturbata tra le rovine dei templi e pranzare con deliziosi curry preparati dalle donne del posto.

L’india in solitaria riserva sorprese, sorprese che difficilmente potresti incontrare girando in compagnia, in famiglia o in coppia. Ecco sei consigli utili per potersi godere appieno quest’esperienza.

Anjar (Gujarat). Photo credits: Lucia Gentile

1. Non si è mai soli

Con il suo miliardo e 300 milioni di abitanti, in India non si è mai veramente soli, e di questo ce ne si rende conto subito. Il lato positivo è che, dovunque siate, c’è sempre qualcuno desideroso a chiacchierare, offrirti consigli e tanto cibo. La lingua non è quasi mai un ostacolo: anche se poca gente parla l’inglese correntemente, ci si riesce a capire molto bene a gesti o con gli sguardi. Per esempio, sul treno che mi portava da Varanasi a Mumbai ho incontrato un giovane indiano: ci siamo guardati per tutto il viaggio tra le cuccette affollate, abbiamo fatto colazione insieme in una delle stazioni dove il treno si è fermato per far sosta, e tutto quello che ci siamo detti in quelle 27 ore è stato «Namaste».

Spiaggia di Mandvi (Gujarat). Photo credits: Lucia Gentile

2. Fatevi belli

Gli indiani sono molto incuriositi da tutto quello che riguarda la vita al di fuori dei confini del loro Paese e per questo non perdono mai l’occasione di avvicinarti per farti domande sulla tua provenienza, sul tuo stipendio, sulla situazione sentimentale e tanto altro. Quando si viaggia da soli e non si è protetti dal gruppo, è molto più facile entrare in contatto con la gente, farsi invitare a casa e ricevere proposte di amicizia “per tutta la vita”. Ci si sente anche un po’ dei VIP: tutti per strada ti guardano e vogliono fare foto o selfie con te. Vi consiglio quindi di uscire sempre ben vestiti e truccati, così sarete sicuri di fare bella figura nelle foto.

Donna a Pune. Photo credits: Lucia Gentile

3. Il tempo è relativo

Dimenticatevi la puntualità: in India è normale che i treni siano in ritardo di 9 o 12 ore. Se hai un appuntamento con qualcuno, è inutile arrivare in orario o chiamare per chiedere spiegazioni del ritardo. Una volta ho telefonato ad un’amica per chiederle se potevo passare a casa sua dopo mezz’ora: quando sono arrivata, piena di dolci da offrirle, in casa non c’era nessuno e lei non rispondeva al telefono. Quando si viaggia da soli sarebbe meglio non rimanere ore ad aspettare in luoghi isolati o in orari inappropriati, quindi è importante tenere conto degli “orari indiani” e organizzarsi di conseguenza. Il lato positivo è che questa relatività ti apre a spazi temporali diversi: se gli astri vi sono favorevoli in soli cinque minuti potete risolvere problemi che vi assillavano da tempo.

Venditore di cocco sulla spiaggia di Mandvi (Gujarat). Photo credits Lucia Gentile

4. L’arte del contrattare

Imparai a contrattare da un’amica italo-indiana che si fece rincorrere per tutta la moschea di Fatehpur Sikri da un venditore ambulante, riuscendo infine a pagare 0,40€ per una cavigliera che prima le era stata proposta a 4€. Quando si è da soli, tutto diventa magicamente più costoso: molti guidatori di riksha propongono il prezzo a corsa e non per il numero di persone. Inoltre, essere stranieri non aiuta di certo. Cercate quindi di comparare i prezzi dei diversi venditori, andate nelle zone meno turistiche e soprattutto divertitevi a contrattare!

Mercato coperto a Jamnagar (Gujarat). Photo credits: Lucia Gentile

5. Portatevi una sciarpa

Mai sottovalutare le potenzialità di una sciarpa in India! Quando c’è il sole, la si può avvolgere attorno al capo come turbante, nei templi, se ti sei scordato di indossare i pantaloni lunghi, la puoi avvolgere in vita. Se visitate una moschea, potete usare la sciarpa per coprirvi la testa, ma soprattutto quando viaggiate in treno nelle classi con aria condizionata è fondamentale per riscaldarsi. Gli indiani amano il freddo, il che solitamente provoca molti raffreddori a chi non è abituato. Una volta feci il grande errore di andare al cinema senza sciarpa: l’atmosfera era glaciale e il film durava circa tre ora, come tutti i film bollywood.

Ghat di Varanasi. Photo credits: Lucia Gentile

6. Un guidatore di rikhsa mi disse:

«In India tutto è possibile, ma il possibile è impossibile e l’impossibile è possibile».
Essere premiati come miglior artigiano dell’anno durante un concerto di musica folk in un villaggio nel deserto di sale del Kachchh, anche se non avete mai fatto nulla di artigianale in vita vostra? Corrompere una guardia di un museo con 0,07€ per poter entrare con la macchina fotografica? Tutto è possibile, ma poi magari potresti non riuscire a stampare un documento perché il sabato viene tolta la corrente in quasi tutta la città.

La cosa migliore è godersi le sorprese che l’India è pronta a darti.

Alba sul deserto di sale del Kachchh (Gujarat). Photo credits: Lucia Gentile

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