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Una visita al Memoriale dell’11 settembre

Una visita al Memoriale dell’11 settembre

Un’inviata di Musement ci racconta una parte molto importante del suo viaggio a New York, la visita al Memoriale dell’11 settembre.

Il cielo di New York non potrebbe essere più terso questa mattina, e la Freedom Tower quasi si confonde con il colore del cielo nello skyline di World Trade Center.

Ed è proprio in questa magnifica giornata che decido di fare visita al Memoriale dell’11 settembre, di scendere nelle viscere della terra per ripercorrere la storia di quel tragico giorno e renderne nuovamente vivo il ricordo. Sì perché il Memoriale dell’11 settembre è stato allestito sotto terra, nel luogo esatto in cui c’erano le fondamenta delle Torri Gemelle; è volutamente un luogo claustrofobico e buio come a significare che tenere vivo il ricordo dell’11 settembre implica esplorare i meandri più bui della nostra storia contemporanea.

L’11 settembre del 2001 stavo guardando un programma per bambini alla televisione dopo essere tornata a casa da uno dei primi giorni di prima media quando tutto venne interrotto dall’edizione straordinaria del telegiornale. Rimasi confusa, impaurita, senza però capire appieno quello che stava succedendo. Pensavo che questa fosse la mia reazione di bambina, ma visitando il Memoriale ho scoperto che è stata la reazione che tutto il mondo ha avuto, indipendentemente dall’età o dal posto del mondo dal quale apprendeva la notizia.

L’esposizione infatti comincia con una foto che ritrae lo skyline di New York come appariva alle 8.30 di mattina dell’11 settembre del 2001, prima che il primo aereo colpisse la facciata della Torre Nord del World Trade Center, e con una serie di foto scattate dai reporter alle persone a Manhattan che guardavano attonite, confuse, e disperate quello che stava accadendo. Anche i telegiornali di tutto il mondo davano la notizia dell’attentato senza sapere quanto e in che modo questo evento avrebbe cambiato la storia (c’è anche una sezione dedicata proprio a questo).

La parte più ampia del museo è costituita da uno spazio (un tempo il luogo dove appunto sorgevano le Torri) allestito con i reperti dell’attentato: lamiere accartocciate, tiranti, ciò che resta dell’antenna che sormontava la Torre Sud e di alcune scale mobili, il camion dei pompieri che hanno perso la vita per salvare le persone intrappolate negli uffici dentro le Torri, un pezzo di un pilastro che durante gli scavi e i lavori di ricostruzione è diventato una sorta di lapide commemorativa per i parenti delle vittime.

Ci sono due spazi espositivi più piccoli: nel primo ci sono le foto di tutte le vittime degli attentati dell’11 settembre corredate da un archivio digitale attraverso il quale è possibile scoprire dettagli sulla vita di ciascuno; nel secondo viene ripercorso ogni singolo minuto di quella giornata, a partire da quando gli attentatori presero gli aerei che poi dirottarono passando per le telefonate degli organi di Stato e delle vittime degli attentati che quel giorno erano in ufficio dentro le Torri. Ecco, forse quest’ultima parte è stata per me la più straziante: non si tratta di ricostruzioni, ma delle vere telefonate, delle vere voci delle persone che hanno perso la vita negli attentati dell’11 settembre e che, consapevoli della fine, usano parole d’amore nei confronti di chi sta dall’altra parte del ricevitore – una madre, un compagno o una compagna, un figlio.

A visitare il Memoriale dell’11 settembre ci sono persone da tutti gli Stati Uniti, da tutte le parti del mondo e d’Europa, di tutte le etnie e di tutte le religioni (ci sono ebrei ortodossi, ci sono amish), tutti uniti nel cordoglio e, soprattutto, nel ricordo.

Quando torno in superficie c’è ancora la splendida giornata newyorkese ad attendermi e il sole illumina le immense fontane quadrate (anche queste parte del Memoriale) costruite dove sorgevano le Torri Gemelle sui cui bordi ci sono incisi i nomi di tutte le 2974 vittime degli attentati dell’11 settembre.

Questo Memoriale è stato costruito per noi e per loro, perché, per citare le parole di Virgilio che campeggiano al centro dell’esposizione, “mai nessun giorno al ricordo vi toglierà dei futuri”.

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