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Come ho imparato a preparare il bagaglio a mano per viaggiare con le compagnie aeree low-cost. Vol.2

Come ho imparato a preparare il bagaglio a mano per viaggiare con le compagnie aeree low-cost. Vol.2

I voli low-cost sono l’ideale per chi ha spesso voglia di partire all’avventura, ma ha poco bugdet a disposizione. Preparare una valigia di dimensioni non superiori a 56 x 45 x 25 cm, può essere però una vera sfida, specialmente se il viaggiatore non riesce a ridurre la selezione di vestiti da portare con sé e ama comprare souvenir. Ecco quindi l’esperienza di una viaggiatrice con problemi di spazio e i consigli di un esperto di viaggi e valigie.

Mi trovavo al Gate 13 di Charles de Gaulle. Avevo appena trascorso alcuni giorni meravigliosi a Parigi insieme alle mie amiche dell’università, per le vacanze di Carnevale: per risparmiare, avevamo trovato un’offerta di volo low-cost e scelto di portare solo il bagaglio a mano, e avevamo prenotato dei letti in camerata mista in un ostello della gioventù nel Quartiere Latino. Passeggiate lungo la Senna, serate per le vie della Ville Lumiere, visite ai musei per ammirare le nostre opere d’arte preferite, e shopping ai bric-à-brac e nelle botteghe di Montmartre e del Marais; il viaggio era stato perfetto. Ignara dell’ombra che stava per abbattersi su di me, chiacchieravo con le mie amiche in fila al gate, quando uno steward si avvicina con aria indagatoria e mi chiede di inserire il mio bagaglio a mano nell’apposito misuratore arancione dei bagagli. Io, con la sicurezza di chi sa di essere nel giusto, mi appropinquo al contenitore per il controllo dei bagagli e provo a inserire il mio bagaglio a mano e… sbianco. Il bagaglio non entra.

Come è possibile – vi chiederete a questo punto – essere così ingenui da portare un bagaglio dalla misura fuorilegge su un volo low-cost e pensare di farla franca? Il punto è proprio questo: il mio bagaglio non era fuorilegge, ma era un borsone con ruote, perciò morbido e informe per natura; complici il sacco a pelo messo via male e un paio di oggetti acquistati in territorio francese, Botolo (questo è il nome che è stato dato alla mia valigia dopo questo episodio) era diventato più panciuto e ingombrante rispetto all’andata.


Il mio borsone con ruote, soprannominato Botolo

Non mi volevo arrendere al fatto di dover pagare il supplemento per mettere in stiva la valigia – mandando così in fumo tutti gli sforzi per mantenere low-cost la vacanza – perciò, dopo aver tentato in vari modi di far entrare il bagaglio a mano nel misuratore, incurante dello steward che mi intimava “don’t push mademoiselle, don’t push”, ho aperto la valigia e ho iniziato a indossare tutto il suo contenuto. Ho messo due gonne sopra i pantaloni, un paio di maglioni e magliette, e i leggings come sciarpa. A quel punto, nella valigia rimanevano soltanto il sacco a pelo, i saponi, e un poster comprato al Museo d’Orsay. Botolo si era sgonfiato e, con buona pace dello steward e del suo sguardo stizzito, entrava agilmente nel misuratore.

Come immaginerete, per me è stato molto stressante e imbarazzante (per le mie amiche invece è stato molto divertente, non si reggevano in piedi dal ridere), ma questa esperienza mi ha insegnato che il vero problema non è la quantità di roba che si mette nel bagaglio a mano, bensì come la si mette (e sì, mi ha insegnato anche che è importante che la valigia sia rigida e non si lasci riempire troppo e male).

Per riparare ai miei errori e per evitare che voi dobbiate passare quello che ho passato io a Parigi, mi sono avvalsa di un esperto per preparare il bagaglio a mano per tornare da Edimburgo e ho comprato un bagaglio a mano rigido e discreto, così da non destare l’interesse degli steward delle compagnie aeree low-cost che vogliono coglierti in fallo.

L’esperto in questione, che per lavoro ha imparato a fare le valigia in modo rapido e funzionale, mi ha spiegato il suo metodo che si basa sul principio secondo cui non bisogna occupare lo spazio, bensì crearlo sfruttando i volumi degli oggetti e dei vestiti.

Ad agosto, per il mio viaggio di 6 giorni a Edimburgo, sono partita con scarpe e indumenti che fossero caldi ma non troppo, e adatti a vento e pioggia, nella fattispecie 3 magliette, 3 maglioni, 2 paia di pantaloni, 2 paia di leggings, un paio di scarpe da ginnastica e una giacca di pelle. La valigia conteneva inoltre una borsa a tracolla, due guide, il pigiama, il sacchetto della biancheria, la sacchetta dei medicinali, il beauty-case con saponi e trucchi, la macchina fotografica e un libro con copertina rigida. Infine, durante la permanenza, ho acquistato uno splendido cappotto in tweed che sembrava cucito apposta per me, un poster del quadro alla Scottish National Gallery, un cappellino di feltro e le brochure del Fringe festival.

Tutti questo oggetti sono tornati a Milano con me in 56 x 45 x 25 cm, grazie al metodo del nostro esperto.
Ecco di cosa si tratta.

Per prima cosa ho posizionato sul fondo della valigia i vestiti più morbidi e sottili, come i pantaloni, i leggings e le magliette. Questi indumenti devono essere piegati in modo da essere stretti abbastanza da infilarsi nei solchi della struttura della valigia. Tocca poi ai maglioni che vanno piegati formando dei perfetti quadrati: grazie a questa forma creeranno degli spazi vuoti regolari e facili da riempire.


Step 1: mettere sul fondo magliette, maglioni e pantaloni, riempiendo i solchi che si formano tra la tela e la struttura della valigia

Si prosegue mettendo negli spazi vuoti creati da magliette, maglioni e pantaloni le cose più difficili da modellare, come il sacchetto della biancheria, il beauty case, e il sacchetto delle medicine.


Step 2: riempire gli spazi vuoti lasciati dai vestiti con gli oggetti meno modellabili come il beauty case

Tra le cose già posizionate si inseriscono gli oggetti più rigidi come la macchina fotografica e il cappello, che sarà rovesciato in modo che al suo interno, al momento dei controlli in aeroporto, possa essere posizionata la borsa a tracolla con dentro portafogli e documenti.


Step 3: aggiungere gli oggetti più rigidi come la macchina fotografica, e continuare a “creare spazio” utilizzando escamotage come rovesciare il cappello per potervi infilare la borsa in un secondo momento

Infine gli oggetti più critici come il poster nel tubo protettivo e la gruccia del cappotto di tweed: ci saranno gli spazi adeguati per inserirli, mentre le guide, il libro e le brochure verranno infilate rispettivamente nella retina interna e nella tasca esterna della valigia.


Step 4: posizionare negli spazi rimasti gli oggetti più critici e complicati da inserire

A tutto questo vanno aggiunte una buona dose di improvvisazione e di spirito di adattamento. Ed è proprio con questi che è stato risolto il problema del cappotto di tweed. Fin da subito è stato chiaro che non sarebbe mai entrato nella valigia, perciò l’ho indossato (la giacca di pelle ci è stata senza troppi problemi), ho messo la borsa porta abiti di nylon (= zero spazio occupato) che mi avevano dato al momento dell’acquisto nella tasca esterna insieme al libro. L’afa milanese mi ha accolta non appena atterrata a Malpensa, dunque ho tolto il cappotto e l’ho appeso con la sua gruccia nella borsa porta abiti. Il cappotto è arrivato a casa sano e salvo, e la mia valigia perfettamente preparata è stata fatta salire sull’aereo senza essere degnata di uno sguardo.


Il mio nuovo bagaglio a mano, snello e discreto, passa i controlli inosservato

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