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Il Mondo Magico di William Klein

Il Mondo Magico di William Klein

Immaginate un giovane americano a Milano, un pittore, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, al lavoro su tele che poi diventeranno copertine innovative di una nota rivista d’architettura occidentale.

Oppure: riuscite ora a immaginare un “americano a Parigi” in grado di fotografare la moda come fosse la strada, e rendere la strada alla moda? Ma il gioco può continuare: chi può esserci dietro a sorprendenti libri di foto su alcune delle città più interessanti del mondo? E ancora: qualcuno capace di fare il film più antiamericano di sempre nel modo più americano di sempre e allo stesso tempo andare in lungo e largo, filmare il meglio dello sport così come la vita politica della gente nella maniera più epica e divertente possibile?

A tutte queste domande si può rispondere che si parla, sempre, della stessa persona, qualcuno che più semplicemente dice di se stesso:

I'm an artist, and I think that artists, today, have to be photographers, painters, movie makers. I think it's normal. 


Stazione ferroviaria di Kiev, Mosca 1959 (dalla sezione Mosca).

Voilà William Klein, classe 1928, newyorkese di nascita e parigino d'adozione. Al Palazzo della Ragione di Milano – luogo che ha ospitato in passato mostre fotografiche di grandi nomi (Salgado, Bresson, Ritts, per citarne alcuni) – è possibile vedere ora una mostra in grado di presentare al meglio, per chi non lo conoscesse, il lavoro multidisciplinare di questo grande artista. 

Oppure, detto altrimenti, Il mondo a modo suo

Il percorso espositivo comincia con una sezione dedicata a Klein pittore, in grado di offrire un quadro degli interessi iniziali dell'artista. Nello specifico, la possibilità di ammirare il tipo di pittura da lui messa in pratica in quegli anni, quella denominata hard-edge – il suo mentore all'epoca è stato l'artista francese Fernand Léger (19881-1955) che, alla fine, si rivelerà soprattutto un maestro capace di influenzare il pensiero del nostro. 


Le Petit Magot, 11 novembre, Parigi 1968 (dalla sezione Parigi).

Dopo la pittura degli inizi c'è un cambio di medium che è un salto nel mondo: si passa alla fotografia, parte centrale e dominante della mostra. C'è tutto l'essenziale che si deve vedere e sapere in merito, tenendo sempre a mente questo, e cioè la rottura stilistica creata da Klein nel modo di fare una fotografia specifica, cioè quella di moda, qualcosa che oggi può essere interpretato come canone ma la cui originalità e forza, comunque, sopravvivono.

In sintesi: in questo campo c'è un prima e dopo William Klein. 

Fra i lavori fotografici noti e meno noti su cui ci si può soffermare durante il percorso ci sono poi quelli appartenenti ai suoi libri su alcune città, come in parte anticipato: New York, Roma, Mosca, Tokyo, Parigi. Qui vale la pena una riflessione. Prima di tutto la domanda d'obbligo: è fotogiornalismo, è arte, è altro? La risposta è come sempre personale, ça va sans dire, ma per esempio si può dire che il suo libro su New York, Life is Good & Good for You in New York: Trance Witness Revels (1956) sia oggi riconosciuto come uno dei lavori più importanti di fotografia sulla Grande Mela, assieme a The Americans di Robert Frank (1958). Poi c'è da fare una considerazione critica – vale come suggerimento – per apprezzare meglio lo sguardo del nostro: soffermatevi qua e là su alcune fotografie, per esempio quelle in cui ci sono più persone, ritratte in contesti quotidiani. Klein è sempre stato unico per la sua capacità di rendere epifanie momenti del genere: si tratti di gesti particolari o di un semplice gioco di sguardi, il testimone – chi è visto, chi ha visto; chi vede, chi vedrà – è testimone estatico. E l'intervento pittorico su foto degli anni Novanta – siamo ora nella sezione dedicata ai Contatti dipinti – non farà altro che rimarcare questa sensazione.


Nina, piazza di Spagna, Roma 1960 (dalla sezione Moda).

L'ultima sezione della mostra è dedicata ai film dell'artista (in loop su schermo). Sono film molto belli e importanti, spesso poco conosciuti rispetto all'opera fotografica. Alcuni di questi sono direttamente legati a quanto si vedrà in mostra – per esempio quelli ispirati dal mondo della moda, lo splendido Qui êtes-vous Polly Maggoo? (1966) o il compendio In and Out of Fashion (1994) – ma ce ne sono molti altri in grado di far capire come lo spettro di interessi di Klein sia così esteso da non essere riconducibile ad un solo genere. E poi è incredibile che dietro a film diversissimi tra loro come Muhammed Ali, The Greatest (1969) e Le Couple témoin (1977) ci sia la stessa persona. Ci sono pochi esempi come il suo. 

Alla fine del percorso le suggestioni e le domande sicuramente affioreranno. Assieme a queste, una certezza. Quella che l'arte, in alcuni casi, sia davvero la sopravvivenza della magia con altri mezzi. Una magia che incontra la Storia. Qualcosa è accaduto.

Palazzo della Ragione – Piazza dei Mercanti, 1, Milano

16 giugno-11 settembre 2016

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