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Le eccellenze dell’enogastronomia al Ristorante Cacciatori di Cartosio

Le eccellenze dell’enogastronomia al Ristorante Cacciatori di Cartosio

Musement ha organizzato il 23 giugno, un nuovo fantastico evento per palati raffinati e per curiosi, incentrato sull’eccellenza del cibo e dei vini.

Quando le eccellenze di diversi campi si uniscono, il risultato non può che essere eccellente. Per questo Musement, per l’esclusivo evento del 23 giugno, ha coinvolto il Ristorante Cacciatori di Cartosio, Velier Triple A e i suoi vini naturali, e Gil Grigliatti.

Il Ristorante Cacciatori di Cartosio è un ristorante di Cartosio, un piccolo paesino della Valle d’Erro a una manciata di chilometri da Acqui Terme, gestito da sempre dalla famiglia Milano: l’attuale capostipite Giancarlo e il figlio Massimo si occupano dell’accoglienza in sala, mentre Federica Rossini porta avanti in cucina la tradizione tramandatale dalla suocera Carla. Saranno loro a occuparsi degli ospiti che parteciperanno all’evento del 23 giugno durante il quale, nell’atmosfera unica del loro ristorante che unisce la semplicità alla raffinatezza, verranno serviti piatti succulenti accompagnati dai vini interamente artigianali di Triple A. La serata sarà resa ancora più interessante dalla presenza di Gil Grigliatti, sommelier dal 1997, Cavaliere del tartufo e dei vini d ‘Alba, e ambassador di Velier Triple A che racconterà agli ospiti i piatti, i vini, e i gli abbinamenti tra essi.

In vista di questo evento abbiamo intervistato per voi i suoi illustri protagonisti.

Federica e Massimo, come nasce il Ristorante Cacciatori?

La prima attività del ristorante si attesta nel 1862: allora comprendeva anche altri esercizi, come la macelleria. La storia straordinaria e variegata di questo luogo ha una costante, la famiglia Milano che ne è da sempre proprietaria. In questa famiglia, nelle ultime tre generazioni, le tradizioni culinarie sono state trasmesse da suocera a nuora – e per questo le donne della famiglia gestiscono la cucina.


Qual è lo stile della vostra cucina e della vostra ospitalità?

La nostra cucina affonda le sue radici nella tradizione, e si avvale di sapori e profumi tipici del territorio in cui siamo – quello piemontese – e della vicina Liguria. Una delle particolarità che caratterizzano la nostra cucina è che le cotture vengono fatte utilizzando una stufa a legna del 1950; questo tipo di cottura modifica i tempi di preparazione e dona alle carni un sapore e un profumo unici. Per noi seguire la tradizione significa rispettare la materia e le ricette, e fare ricerca per rielaborare e presentare ogni piatto in modo che si adatti ai gusti di oggi. Un esempio paradigmatico di questo è il nostro pollo alla Cacciatora: è un grande classico, ma il modo e l’attenzione di cucinarlo si attualizzano di generazione in generazione. Inoltre diamo appoggio ai clienti del ristorante con un albergo che offre ospitalità a chi, dopo aver mangiato da noi, vuole dormire e svegliarsi la mattina circondato dalla bellezza della valle.

 

Perché avete scelto di inserire Triple A nella vostra carta dei vini?

Perché i vini di Triple A sono naturali e artigianali: non vengono aggiunti additivi durante la vinificazione e i cicli della natura vengono rispettati dunque questi vini esaltano i sapori semplici e naturali dei nostri. Inoltre, in questo momento, c’è un’attenzione particolare da parte del cliente nei confronti dei vini naturali.
Per l’evento Musement abbiamo scelto dei vini francesi perché ci sentiamo vicini alla Francia non solo geograficamente, e anche perché è la nazione dove questo tipo di vinificazione ha avuto origine.

 

Perché avete scelto di coinvolgere Gil Grigliatti in questo progetto con Musement, e perché avete scelto di collaborare con Musement?

Stimiamo molto Gil, è un grande appassionato di cucina, ha una grande competenza e una grande professionalità, conosce la nostra cucina da anni, e dunque anche la sua evoluzione. Per queste ragioni abbiamo pensato fosse la persona ideale per spiegare la nostra cucina e i vini di Triple A.
Abbiamo scelto Musement invece, perché è una realtà innovativa che sta cambiando il modo di pensare non solo al concetto di viaggio, ma anche al concetto di viaggio enogastronomico; Musement sta credendo nell’enogastronomia e propone qualcosa di diverso nel panorama italiano e, dato che tradizione e novità sono la base della nostra filosofia, abbiamo accettato con entusiasmo questa collaborazione.

Invece, Gil, com’è nata la tua passione e come l’hai trasformata in un lavoro?

Mio padre è sempre stato un grande appassionato di enogastronomia, perciò sono cresciuto visitando ristoranti, trattorie, grandi produttori di vino insieme a lui e a mio fratello. Ho sempre trovato che questo ambiente fosse molto stimolante dal punto di vista culturale e ho continuato anche in età adulta a frequentarlo: l’ho sempre fatto con passione e questo ha portato le persone che mi circondavano a trattarmi come un esperto. In seguito ho iniziato a scrivere articoli, ho aperto un blog, ho aiutato nei primi anni duemila Rafael Garcia Santos a organizzare “Lo mejor de la gastronomia” e sono stato ispettore (anonimo) della Guida Gambero Rosso.
Poi, due anni fa, ho deciso di chiudere l’azienda di famiglia, e proprio in quel momento il proprietario di Velier mi ha proposto di lavorare con lui dato che conoscevo molto bene il catalogo Velier ed ero molto appassionato di alcuni prodotti.

 

Quando sei andato per la prima volta ai Cacciatori? Che cosa ricordi in particolare di quell’esperienza?

Ricordo molto bene la prima volta ai Cacciatori, è un’esperienza indelebile nella mia memoria. Ci andai da solo, a pranzo, durante una giornata uggiosa. Quando varcai la soglia del ristorante, mi accolsero Massimo Milano e suo padre in una sala elegante, solare, piena di opere d’arte fantastiche appese ai muri. Il piatto di resistenza era il coniglio al forno con olio e rosmarino. Non mi sembrò, detto così, un piatto molto accattivante ma mi dovetti ricredere al primo boccone: non avevo mai assaggiato un coniglio tanto buono! E non solo per la sapienza nella cottura (la carne era morbida e delicata), ma proprio per la qualità stessa del coniglio. Era un animale di fattoria, di cortile vero! Assolutamente distante anni luce dai prodotti di allevamento intensivo a cui siamo ormai abituati. Questo piatto è la sintesi della cucina del rist. Cacciatori: esaltazione della semplicità che grazie alla selezione di una materia prima unica, abbinata ad un savoir faire tecnico perfetto in cucina, rende l’esperienza di una cena in questo locale davvero unica.

Chiediamo invece a Triple A, quali sono le differenze tra vini tradizionali e i vostri vini?

I vini di Triple A provengono da piccole aziende che producono in maniera totalmente artigianale, senza additivi. Si tende spesso a far passare l’idea che in una bottiglia ci sia soltanto il grappolo d’uva, ma non è così; in una bottiglia possono esserci fino a 264 additivi che per legge non è necessario segnalare sull’etichetta, ma che cambiano il sapore del vino e gli fanno perdere la sua identità. Per i vini dei produttori di Triple A, invece, non vengono utilizzati additivi chimici né in vigna né in cantina; questo indubbiamente è più rischioso e difficile, ma il risultato è un vino eccellente, non omologato, che è davvero l’espressione del terroir da cui proviene. Per l’evento Musement proporremo 3 di questi vini,  e siamo certi che sapranno emozionarci.

 

Come risponde il pubblico alla vostra offerta e chi sono i vostri clienti?

Siamo stati tra i primi a parlare di vini artigianali, andando anche contro corrente quando abbiamo iniziato. Nel corso degli anni il mondo è cambiato e se una volta i nostri prodotti erano di nicchia, ora si rivolgono a tutti gli appassionati di vino.

 

Clicca qui per partecipare all’evento Musement al Ristorante Cacciatori il 23 giugno.

 

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