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Monopoli, una terra da scoprire

Monopoli, una terra da scoprire

In Puglia c’è molto di più da vedere e da fare che andare a ballare sulle spiagge salentine. Vi raccontiamo la cultura, il cibo, l’arte e la natura incontaminata di Monopoli, una gemma incastonata nella Valle d’Itria.

Quando si pensa alla Puglia, sono tre le cose che vengono in mente: il mare meraviglioso, le feste e gli eventi come la Notte della Taranta, e il turismo selvaggio che negli ultimi anni imperversa nella regione a luglio e ad agosto. Io invece penso alle radici, le mie e quelle degli ulivi che rendono unica la terra rossa pugliese; penso alle orecchiette che, quando ero piccola, mia nonna mi ha insegnato a fare a mano, e penso a Monopoli, un antico borgo di pescatori che da cinque anni è il mio buen retiro.


Il lungo mare Carlo V, con le antiche mura e le tipiche case bianche. Photo credits Federica Giulia Sacchi

Il centro storico di questa città è caratterizzato da case bianche con davanzali pieni di fiori e finestre che all’ora di pranzo lasciano fuoriuscire il sentore di qualche delizioso manicaretto. Le persone del posto si radunano nel porto antico –  dove l’acqua è azzurra come i gozzi che vi sono ormeggiati – per visionare e comprare il pescato del giorno. Nella pittoresca Piazza Garibaldi invece, è da poco stata inaugurata una magnifica biblioteca comunale all’interno di un palazzo antico, dove elementi di design e modernità contrastano con l’atmosfera antica e solenne dell’edificio; la biblioteca, oltre a una selezione di opere contemporanee e film, ospita diversi esemplari di libri antichi che raccontano la storia del territorio.


Il porto antico della città, con i gozzi, i pescherecci e la meravigliosa facciata di Palazzo Martinelli – Meo Evoli

Sempre nella piazza, il ristorante La Dolce Vita propone piatti dal sapore autentico preparati con i prodotti tipici della zona; “il coccio”, per esempio, è una pasta preparata con il pescato del giorno dentro un coccio di terracotta e ricoperto con la pasta della pizza che è lì per essere usata per fare la scarpetta. Con i complimenti dello chef, non solo ho fatto la scarpetta senza alcun timore la prima volta che l’ho assaggiato, ma ho anche attinto al coccio per ben tre volte, onorando le leggi non scritte dell’ospitalità e dimostrando fieramente le mie origini pugliesi.

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A Monopoli il mare è meraviglioso e gli scorci sono da cartolina: uno su tutti, quello di Cala Porta Vecchia, l’arenile dorato del centro storico da cui svettano il campanile della Cattedrale barocca della città e la cupola di Santa Teresa. Anche proseguendo verso sud tra campi profumatissimi di camomilla e papaveri – in bicicletta o a piedi, armati di ombrellone, maschera e boccaglio – il mare che bagna Monopoli è spettacolare, anche per chi come me non ama la vita da spiaggia: è impossibile resistere a fare un tuffo all’ombra dell’Abbazia benedettina di Santo Stefano, nelle acque cristalline di Porto Ghiacciolo, un’insenatura dove le correnti d’acqua dolce conferiscono al mare un colore limpidissimo e una temperatura glaciale.


Porto Ghiacciolo

Porto Nero invece è una caletta di sabbia bianca circondata da scogliere di roccia scura che nasconde grotte sottomarine da esplorare soltanto a nuoto o in canoa. Proprio qui sorge La Perla Nera, un’oasi di silenzio e profumi che non ha nulla a che vedere con Jack Sparrow e con i pirati: in questo angolo di paradiso è possibile sorseggiare un delizioso cocktail crogiolandosi al sole (o sotto gli eleganti ombrelloni bianchi) dopo aver fatto un tuffo, e rilassarsi con un massaggio a bordo piscina. Non solo mare, ma anche ottimo cibo sotto il gazebo della Perla Nera. Dopo una bella nuotata, si può assaggiare una – o più – delle seguenti delizie: impepata di cozze, insalata di mare, crudi di pesce, purè di fave con cicorie, zucchine alla poverella, carciofi fritti, ravioli di ricciola con sugo di ricci e riduzione al primitivo, panna cotta vellutata e salame di cioccolato con mandorle dell’agro monopolitano.


Porto Nero. Photo credits Federica Giulia Sacchi

Chi non avesse voglia di stare tutto il tempo a rosolare al sole può avventurarsi nell’entroterra monopolitano alla scoperta degli ulivi secolari e degli insediamenti rupestri scavati nella roccia prima dell’anno Mille: inizialmente usati come rifugio dagli attacchi dei barbari che arrivavano dal mare, divennero vere e proprie abitazioni dove le persone vivevano, lavoravano e praticavano il culto religioso. Oggi si contano all’incirca 25 insediamenti rupestri nel territorio e la chiesa rupestre di Santa Cecilia e quella di Cristo Campanerello, dove sono ancora presenti magnifici affreschi che testimoniano che la fede cattolica e ortodossa condividevano gli spazi di culto, sono tra le più suggestive. Gli appassionati di storia e di arte troveranno pane per i loro denti anche nel centro storico; ci sono infatti due cripte rupestri, quella della Madonna del Soccorso e quella che si trova sotto la Chiesa di Santa Maria dell’Amalfitana dove si narra che si rifugiarono a pregare alcuni marinai di Amalfi sfuggiti a un naufragio per ringraziare la Madonna. La Chiesa di Santa Maria del Suffragio detta del Purgatorio è invece dedicata al trionfo della Morte e custodisce le mummie di otto confratelli nella sala accanto al sontuoso altare barocco, mentre la Basilica Concattedrale di Maria Santissima della Madia custodisce le travi di legno che, secondo la tradizione, la Madonna fece arrivare miracolosamente nel porto della città in modo che gli abitanti potessero terminare la costruzione della cattedrale.


Gli affreschi nella chiesa rupestre di Cristo Campanarello. Photo credits Federica Giulia Sacchi

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