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Preparare gli amaretti, i tipici biscotti natalizi italiani

Preparare gli amaretti, i tipici biscotti natalizi italiani

Il Piemonte è una regione ricca di specialità gastronomiche, e gli amaretti sono tra le più squisite. Qui, un membro dello staff di Musement, ammira da vicino la preparazione di questi famosissimi biscotti natalizi italiani.

Grazie a Musement, i cittadini provenienti da ogni parte del mondo hanno migliaia di attività internazionali letteralmente a portata di mano quando si tratta di pianificare un viaggio; uno dei vantaggi di lavorare qui è quello di poter partecipare ad attività locali, in particolare enogastronomiche. La nostra sede di Milano si trova in Lombardia, che confina con il maestoso Piemonte, senza dubbio la regione con il miglior cibo e vino d’Italia (anche se emiliani e romagnoli potrebbero dissentire). A prescindere dai gusti personali, non si può negare che il Piemonte sia ricco di tesori gastronomici, uno dei quali si presenta sotto forma di amaretti.


Gli amaretti del Panificio Carrosio, impacchettati e pronti per essere spediti

Detenere il titolo di uno dei biscotti italiani più amati è allo stesso tempo una benedizione (per ovvie ragioni) e una maledizione, poiché il prestigio li rende adeguati per la produzione di massa, che però rischia di distruggere la sua integrità. Sono una persona che apprezza tutto quello che ha una tradizione, e per questo mi ha colpito molto il Panificio Carrosio Luca, che si trova nella minuscola cittadina collinare piemontese di Voltaggio, nei pressi di Gavi.  La calorosa, gentile e adorabile famiglia Carrosio prepara amaretti morbidi dal 1899. Oggi, è la quarta generazione a tenere le redini, composta dai fratelli Luca e Giovanna che si fanno aiutare dal padre Gian. La quinta generazione, Nicola, il figlio di Luca dell’età di soli quattro anni, ha già iniziato ad affinare la sua tecnica nella preparazione degli amaretti e ha un grembiule personalizzato che lo dimostra.

La famiglia prepara gli amaretti a regola d’arte e il frutto del loro lavoro non viene spedito solo a clienti in Italia, ma in tutto il mondo, in paesi come New York, Russia e Giappone.


Questo è il forno in cui avviene la magia, e fu installato nel 1959

Gli ingredienti essenziali per preparare gli amaretti sono piuttosto semplici: un po’ di mandorle (sia dolci che amare provenienti da Bari), albumi d’uovo, zucchero e un pezzo di bacca di vaniglia. Le mandorle vengono sminuzzate in un frantoio dotato di una speciale pietra di granito che non ne assorbe l’olio – che è un elemento essenziale per ottenere degli amaretti dalla consistenza morbida e fondente. Gli ingredienti vengono uniti e mescolati, i biscotti vengono modellati e quindi disposti su una teglia e spolverati con zucchero a velo senza glutine. Luca li dispone sul fondo inclinato del forno per 15 minuti a 200 gradi, avendo cura di lasciare aperto lo sportello del forno, per evitare che troppa umidità all’interno rovini gli amaretti. L’enorme forno risale al 1959 e dispone di due bocche: quella superiore, più stretta, viene usata principalmente per il pane, in particolare il “pane col crescente”, preparato con un lievito madre di 90 anni.


Padre e figlio preparano gli amaretti alla velocità della luce!

Sembra piuttosto facile, non è vero? Bene, osserviamoli all’opera. Sulla carta la ricetta sembra una passeggiata, ma, come spesso accade, tale semplicità deriva da una certa complessità. Il sistema produttivo di Gian e Luca va alla velocità della luce e io sono rimasta lì, in piedi con indosso il grembiule e senza parole, pensando che non sarei mai stata in grado di fare una cosa simile.  Gian allunga la mano destra, prende un po’ di impasto di amaretti e la appoggia su una mano tra il pollice e l’indice. Usando il pollice e l’indice dell’altra mano, mette l’impasto nello stesso posto e ripete il movimento una seconda volta, riportandolo al punto di partenza. A seguire, lo mette nella ciotola di zucchero a velo, quindi Luca la gira un paio di volte per assicurarsi che sia ben ricoperto di zucchero, lo solleva con tre dita (pollice, indice e medio) e lo dispone direttamente sulla teglia, facendo tre segni perfetti sulla superficie. Sono riusciti a riempire la teglia in meno di un minuto – a a me serve almeno un minuto per riuscire a farne uno!


Eccomi mentre preparo gli amaretti con Gian

La fatica è stata molta… ma è stato divertente! La prima volta che ho provato a ribaltare l’impasto nel modo in cui lo faceva Gian, ho fallito, perché l’amaretto non voleva più staccarsi dalle dita. Inoltre, ogni mio tentativo di modellare i biscotti si è rivelato un disastro. I miei biscotti non erano neanche lontanamente belli come quelli di Luca. Inizialmente incolpavo me stessa per le mie abilità di coordinazione del tutto inesistenti, ma poi Luca mi ha spiegato che le mie dita sono troppo lunghe e troppo sottili per modellare adeguatamente i biscotti; ho deciso di fidarmi della sua esperta diagnosi e di dare la colpa alla forma delle mie dita.

Gli amaretti, che come si può intuire dal nome sono leggermente amari, sono infine usciti dal forno nella loro tipica e perfetta forma (quelli fatti con le mie mani si distinguevano per la loro bruttezza).  I biscotti, perfettamente croccanti all’esterno e squisitamente morbidi e fondenti all’interno, avevano solo una piccolissima traccia di amaro (da cui il loro nome) che bilanciava il sapore dolce.


Appena usciti dal forno!

Vivo in Italia da quasi quattro anni, e questa è stata una delle esperienze più memorabili e coinvolgenti che abbia fatto finora Prepara degli amaretti con la famiglia Carrosio trascorrendo un pomeriggio indimenticabile. Prenota qui il corso di preparazione degli amaretti.


È stato davvero divertente!

Cover credit: Jackie DeGiorgio

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