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Stadi a due ruote

Stadi a due ruote

Con l’arrivo delle montagne, il Giro incontra il suo terreno ideale: tra il Piemonte e il Friuli la corsa si incendia sulle sue salite monumento. Michele Polletta ci racconta questo straordinario tratto di gara.

Quante volte vi è capitato di pensare alla vostra attività preferita e di identificarne immediatamente il Tempio? il luogo all’interno del quale la si vive al maggior livello, la si gusta, la si respira: i ristoranti stellati per i gourmet, Wimbledon per i tennisti, la Scala per i melomani. Allo stesso modo, i ciclisti di tutto il mondo hanno le strade: asfalto, pavé, sterrati e salite.

Proprio per questo motivo, il Giro d’Italia numero 100, torna su molte delle arrampicate storiche, dove la leggenda si è costruita, rafforzata, e arricchita. Ripercorrere le storie, i nomi, e le rampe protagoniste della corsa porta a riscoprire località dimenticate o a incontrarne di nuove. Esploriamone un paio: in fondo, anche questa è la magia del Giro.


Il Giro d’Italia continua tra le montagne

La tappa numero 14 sarà un po’ più semplice del solito – molto breve, 131 km, un’unica salita – ma sui traguardi che hanno fatto la storia il gruppo arriva sempre galvanizzato, perciò ne vedremo sicuramente delle belle.

Si partirà da Castellania, la città di Coppi, striscione d’arrivo a Oropa dopo un’arrampicata di circa 11 km. Questa salita è legata a due personaggi in particolare: Miguel Indurain – padrone assoluto delle corse a tappe anni ’90 – protagonista di una clamorosa mala tarde nel giugno del 1993 quando, a causa di una crisi improvvisa, rischia di perdere la maglia rosa proprio su queste rampe; qualche anno dopo è Marco Pantani a lasciare il segno: Giro 1999, dopo essersi fermato per un guasto meccanico, il Pirata riprende uno dopo l’altro 47 corridori e si aggiudica la tappa con una rimonta epocale.

La corsa non è l’unico motivo per arrampicarsi quassù. Il traguardo è ospitato dal più importante santuario mariano di tutte le Alpi: luogo sacro per eccellenza, prima pagano e successivamente cristiano, ospita una statua della madonna nera, secondo la leggenda portata qui da sant’Eusebio in persona. Non perdete l’occasione di visitare la suggestiva basilica antica, la monumentale basilica nuova, con l’enorme cupola a stagliarsi contro la cima del monte Mucrone, il Sacro Monte dedicato alla vita della Vergine e, perché no, concedetevi un bel piatto della tipica polenta concia in uno dei tanti ristoranti, ma non dimenticate di cominciare con un robusto giro di antipasti – in Piemonte sono un must.


Il Santuario di Oropa

Per gli sportivi invece, oltre alla salita in asfalto, da affrontare a piedi o in bicicletta – l’unico modo di toccare con mano le difficoltà affrontate dai corridori – si può raggiungere il santuario attraverso uno dei sentieri che si diramano dai paesini circostanti: immersi nella natura, generalmente più dolci, permettono di godere panorami incantevoli. I temerari possono mettersi alla prova con attività più adrenalichiche, come il Parco Avventura Oropa o i due percorsi da affrontare con la bici da downhill al Freeride Bike Park.

Questa Corsa Rosa è talmente ricca di tappe evocative e potenzialmente esaltanti che fermarsi a Oropa sarebbe un crimine. Ci spostiamo dunque almeno fino a Bormio per il tappone che conduce qui, dove tradizione e riscoperte sfiziose si fondono, per uno spettacolo imperdibile. L’inizio di tappa è ancora legato a Pantani: la prima asperità di giornata è il Mortirolo, salita terribile, su cui il Pirata, agli albori della carriera ha costruito la sua leggenda. C’è anche un aspetto vintage: si torna a salire da Monno, fianco affrontato solo nel 1990, scoprendo questo monte. Questo versante è leggermente meno duro, ma non è certo una passeggiata di salute; bisogna risparmiare le energie il più possibile, perdere tempo in questa fase potrebbe significare dire addio alla classifica. Proseguendo, si incontrano altre due vecchie conoscenze: la scalata dello Stelvio e Fausto Coppi. Proprio qui il Campionissimo firma nel 1953 una delle sue imprese più esaltanti. Dopo che, per tutto il Giro, era sembrato inferiore allo svizzero Koblet, gli organizza un’imboscata proprio tra i tornanti dello Stelvio e lo stacca. Quando Fausto arriva a Bormio la classifica è ribaltata e il radiocronista Mario Ferretti fa sobbalzare tutta Italia esclamando “Un uomo solo è al comando, bianco celeste la sua divisa, il suo nome è Fausto Coppi”.


Il “Campionissimo” durante una delle sue imprese. Photo credit: CiclismoItalia via VisualHunt / CC BY

Una salita da mozzare il fiato, lo Stelvio, ha nell’altitudine e nei continui tornanti le difficoltà maggiori. In questa tappa lo Stelvio verrà scalato due volte: la prima volta interamente, sul versante lombardo, fino ad arrivare al valico; questa salita che toccherà il 2700 metri sarà la Cima Coppi di quest’anno, ovvero il monte più alto del Giro. Dopo la discesa, lo si percorrerà sul versante svizzero, ma ci si fermerà all’Umbrail pass; giunti qui sarà una lunga picchiata verso Bormio.

Proprio la discesa suggerisce che lo Stelvio non appartiene esclusivamente alla sfera ciclistica: per anni infatti, Bormio ha ospitato una delle prove di discesa libera più tecniche della Coppa del Mondo di Sci e sulla pista “Stelvio” sono stati protagonisti i più grandi discesisti degli ultimi vent’anni; potrebbe essere una buona idea testarla voi stessi con una bella sciata.


Il Passo dello Stelvio. Photo credit: Jussarian via VisualHunt.com / CC BY-SA

Le folli velocità non fanno per voi? Potete comunque ripiegare su un altrettanto suggestiva ciaspolata. Naturalmente, non mancano luoghi interessanti accessibili con passeggiate in mezzo ai boschi, a piedi o in mountain bike: le Torri di Fraele, i due laghi artificiali di Cancano, o il forte di Oga con la sua mostra sulla Grande Guerra.

Siate saliti fin qui per seguire la tappa, sciare o fare due passi, vi sarà certamente venuta una gran fame. Non temete, la Val Tellina può essere apprezzata anche con le gambe saldamente inchiodate sotto la tavola: dopo gli affettati, si parte con la tipica polenta taragna – qui è d’obbligo il confronto con la concia di Oropa, sta a voi scegliere quale preferite –, senza dimenticare che un sapiente impiego del grano saraceno e dei formaggi tipici di queste parti ci regalano anche i famosissimi pizzoccheri e gli sciatt, polpettine fritte a base di formaggio Casera.

Anche con gli occhi e la pancia pieni di queste meraviglie, non dimenticate però il motivo che vi ha condotti qui: il Giro. La corsa Rosa, lasciata Bormio, prosegue con almeno altre tre tappe da crampi assicurati: Tirano-Canazei con la scalata verso Aprica e il Tonale, la Moena-Ortise, dominata da salite monstre come Pordoi e Valparola, e la chiusura con la tappa di Piancavallo, altra salita nobilitata da Pantani.


Uno scorcio sui laghi in cima alla Stelvio, Photo credit: johnomason via Visual Hunt / CC BY

Il ciclismo è lo sport che più ama e celebra il suo passato, non può farne a meno. Tuttavia questo non eclissa il presente: se è vero che questo Giro è dominato da Monumenti e Storie, è pur vero che li ripropone perché la Storia si allunghi e si arricchisca di altri capitoli. Mentre vi guardate intorno, respirate, vi rifocillate e pensate ai Campioni che hanno inciso il loro ricordo su quei percorsi infernali, non dimenticate di seguire e incitare chi sta ripercorrendo quelle strade. Respirate il Giro dove potete apprezzarlo di più, in montagna: il Giro di Bartali, di Coppi, di Gimondi, di Mercks, di Pantani; ma soprattutto osservate i Nibali, i Thomas, i Quintana: guardateli e incitateli, come solo negli stadi del ciclismo si può fare, Alez alez alez!!!

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